AMBIENTE

VUOI CONOSCERE VERAMENTE I COLLI ALBANI?: ISCRIVITI AL GRUPPO SENTIERISTICA VULCANO LAZIALE

Abbiamo il piacere di presentare il Gruppo Sentieristica Vulcano Laziale, un’Associazione che interpreta perfettamente lo spirito dell’Osservatorio dei Colli Albani per l’Archeologia e l’Ambiente. Unica in Italia nel suo genere, questa Associazione inaugura un modo del tutto nuovo (e più intelligente) di immergersi direttamente nella realtà territoriale cogliendone l’essenza: quella vera, nascosta, impossibile da raccontare perché racchiude mille e mille storie in cui si intrecciano in modo indissolubile natura, storia e archeologia. L’enorme distretto vulcanico dei Colli Albani offre una serie infinita di percorsi didattici sconosciuti di altissimo livello culturale che l’associazionismo locale tradizionale – quasi ovunque in crisi e purtroppo abbandonato dai giovani – non è più in grado di affrontare perché limitato a specifiche realtà locali e a vecchi schemi didattici del tutto superati.

Fondato da Carlo Lungarini, il “Gruppo Sentieristica Vulcano Laziale” nasce nell’ottobre 2015 e raggruppa un team di persone che conosce, studia e percorre tutti i sentieri ufficiali del C.A.I. (Club Alpino Italiano), unitamente ad alcune importanti cavità artificiali presenti nei nostri amati Colli Albani. Organizza escursioni, trekking e corsi conoscitivi autogestiti, al fine di far conoscere, apprezzare e valorizzare queste numerosissime antiche vestigia sparse qua e là nei boschi nel territorio dell’Antico Vulcano Laziale.

Dalla costituzione del gruppo sono state centinaia le persone accompagnate sui luoghi   di interesse geologico, archeologico, storico e culturale, ed un numero sempre crescente di appassionati entra a far parte di questo unico esclusivo sodalizio, del quale anche la nota rivista specialistica  a tiratura nazionale “Trekking & Outdoor” ne ha riconosciuto la particolare qualità degli intenti e delle attività, conferendogli il titolo di “Laboratorio del Camminare” e lo ha inserito nell’ elenco dei soli 21 gruppi collaboratori della rivista.

Come ricorda Carlo Lungarini, “L’area dei Colli Albani è vastissima e solo una parte irrisoria del patrimonio storico archeologico è attualmente visitabile nei nostri musei perché moltissime testimonianze di varie epoche sono ancora là dove sono state realizzate dall’uomo e si trovano spesso nei boschi o campagne, quindi in zone nelle quali la vegetazione ha dominato divenendo spesso fitta area boschiva. Ma, purtroppo, non è cosa semplice per l’uomo inurbato conoscere e raggiungere tali preziosi ed interessantissimi manufatti sparsi in molti territori boschivi: come può un normale cittadino, interessato a tali antiche testimonianza inoltrarsi in una fitta boscaglia dei Colli Albani, in un dedalo di sentieri, sentierini, incroci, quadrivi e viuzze sterrate, con una segnaletica turistica che molto molto spesso è incerta o assente totalmente?”

Pagina Facebook “Gruppo Sentieristica Vulcano Laziale”;
Sito web: www.suisentieridelmonteartemisio.flazio.com
Mail: sulmonteartemisio@libero.it

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 Passeggiamo con il Gruppo Sentieristica Vulcano Laziale per vivere direttamente la storia albana

Essa ha inizio circa 700.000 anni fa e si conclude attorno a 30 -25.000 anni fa, anche se le manifestazioni collaterali sono proseguite ancora a lungo modellando ulteriormente il territorio; tanto è durata, secondo la maggior parte degli studiosi, l’evoluzione del Vulcano Laziale. Sono tre le fasi principali: quella più antica, che ha visto elevarsi fino a circa due km di altezza l’enorme cratere il cui edificio vulcanico è crollato sotto il proprio peso, di cui oggi è visibile parte della cinta craterica denominata “Recinto Tuscolano Artemisio (che misura ben 10 km di diametro); quella successiva, (300.000 – 200.000 anni fa) in cui si è formata la cinta craterica concentrica minore (circa 2 km di diametro) denominata “Recinto delle Faete”; infine, la terza fase che ha originato in particolare la formazione dei maggiori laghi albani, soprattutto attraverso grandi esplosioni (fase Idro magmatica).

Gran parte della tipica morfologia ondulata dell’agro romano e del Lazio antico, compresi i colli di Roma, risultano quindi modellati dalla parossistica attività piroclastica del Vulcano Laziale. Se le numerose varietà di tufo e il peperino hanno caratterizzato da sempre l’edilizia delle città e paesi laziali, il basalto è diventato il simbolo delle strade lastricate romane: il vulcano risulta essere pertanto il generatore del paesaggio fisico del Lazio antico e, nel contempo, il luogo dov’è nata – e si è irradiata in tutto il mondo – la Civiltà Latina.

 Con la fine dell’attività eruttiva sono nate le selve sterminate che ricoprivano quasi totalmente la regione albana dopo millenni di selvatichezza in cui il sottobosco rappresentava una barriera impenetrabile; esse si aprivano appena laddove si formavano le paludi ed i numerosi fossi che scendevano dai monti lungo le vallecole generate dalla incessante attività naturale di erosione e trasporto. Le varie fasce vegetazionali che si alternavano con il variare dell’altimetria, mostravano specie arboree molto diverse dalle attuali, come mostrano i resti paleobotanici analizzati in vari punti; inoltre, la presenza diffusa di alberi colossali viene testimoniata dalle fonti antiche: Plinio narra di un’elce gigantesca presso Tuscolo misurante oltre 11 metri di circonferenza e di un platano enorme presso Velletri sul quale Caligola aveva posto un triclinio e banchettava con numerosi ospiti.

Sono famosi i boschi sacri albani (quello del mons Albanus sacro a Giove Laziare e quello aricino sacro a Diana), mentre anche il mito che allude alla lunga serie dei re Silvii che hanno regnato ad Alba, si ispira alle famose selve albane.

 

Dei primitivi tracciati stradali e delle più antiche vie di penetrazione nella fittissima barriera vegetazionale albana cominciamo ad avere un quadro piuttosto sommario solo a partire dall’età del bronzo finale (circa 3000 anni fa). La via di penetrazione più antica ricalca grosso modo la moderna Via dei Laghi; da qui si staccava una via altrettanto antica che saliva sulla vetta del Monte Albano (Monte Cavo), un’area sacra già attiva tra bronzo finale e gli inizi dell’età del ferro. Appena più recente è il tracciato arcaico ricalcato in parte da quella che diverrà la Via Latina (oggi Anagnina – Tuscolana).

Sui processi di antropizzazione in età pre – protostorica il quadro è frammentario e in continuo aggiornamento. Generalmente si distingue tra la semplice frequentazione – attività svolta per interi millenni da gruppi di cacciatori e raccoglitori – e insediamenti stabili; questi ultimi cominciano a formarsi progressivamente nel corso del secondo millennio a.C. Attualmente conosciamo numerosi abitati dell’età del bronzo, distribuiti uniformemente in tutto il territorio albano, che preludono alla straordinaria fioritura demografica degli inizi dell’età del ferro. Le numerose necropoli di questa fase e i rispettivi abitati distribuiti ovunque sono la risultante di stretti rapporti culturali interni sperimentati per lungo tempo. Al secolare processo di formazione e integrazione delle curie gentilizie albane (ormai concluso e stabilizzato nell’VIII sec. a.C.) si è accompagnata la loro capillare organizzazione territoriale; si assiste ora alla nascita di una serie di istituzioni fondamentali (magistrature come la dittatura, sacerdozi come quelli dei Salii e Vestali, culti comunitari sul Monte Albano, ecc.) che rappresentano alcuni dei presupposti culturali fondamentali che segnano la nascita della Civiltà Latina.

La fortunata posizione geografica ed il complesso sistema relazionale degli Albani nei confronti dei centri latini limitrofi è alla base della diffusione della loro cultura nel Lazio antico. L’organizzazione territoriale delle curie e dei rispettivi raggruppamenti tribali contribuisce alla nascita di ben cinque città albane: Tuscolo, Ariccia, Lanuvio, Velletri e Labico (Colonna); questa straordinaria esperienza secolare viene riassunta e rielaborata secoli dopo nel mito di Alba Longa, ormai funzionale esclusivamente alla ricostruzione delle origini di Roma.

Anche se le vicende di età arcaica, tardo arcaica e repubblicana (VI – fine I sec. a.C.) sono ormai diventate parte integrante della storia di Roma, le principali istituzioni arcaiche del mondo latino ancora una volta si esprimono e sviluppano sui Colli Albani che pertanto mantengono per secoli la loro centralità politico religiosa. Infatti, l’esperienza pre – federale degli Albani si trasmette inalterata nella lega latina; ai culti albani si sovrappone ora il santuario federale sul Monte Albano, dove si venera Giove Laziare (o Laziale), il nuovo dio dei popoli del Lazio, che si riuniscono annualmente, sempre sui Colli Albani, nella selva Ferentina.

La storia delle città albane in età imperiale è impressa profondamente nel territorio e nei moderni paesi castellani, dove affiorano ovunque resti della vita urbana e suburbana antica. Le trasformazioni territoriali e le varie fasi edilizie, così come le vie di comunicazione, gli edifici pubblici, centinaia di ville rustiche e urbane di produzione schiavistica, i mausolei e le necropoli, testimoniano della vita lussuosa ed il prestigio delle città.

Di questo mondo, solo la città di Tuscolo è miracolosamente scampata alle secolari fasi edilizie che si sono succedute dopo il lento abbandono del territorio in seguito al collasso del mondo romano. In questa città e nel Tuscolano, con le sue 110 prestigiose ville romane, tutto è rimasto come prima e molte pagine della storia albana, dalla preistoria all’alto medioevo, sono ancora da scrivere.

 

 

 

 
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