ARCHEOLOGIA

PASSEGGIANDO PER LA VIA SACRA – Rocca di Papa – con Franco Arietti

                                                 

 

La scoperta della via Sacra vera e propria, il cui tratto iniziale si colloca 
appena superata la spianata di Alba Longa (Prato Fabio), favorisce un
percorso di visita alternativo, limitato alle ultime centinaia di metri della
strada fino alla prossimità della vetta.

L’inizio della via cerimoniale è preceduto dall’apparato sostruttivo,
eseguito in modo molto accurato mediante l’impiego di grandi blocchi
di tufo dalle superfici bugnate – forse costruito per sorreggere sia la
scarpata che la strada dopo il tornante – che si sospetta possa costituire
anche la delimitazione sacrale del lucus, il bosco sacro a Giove Laziale.

 

                        
Prima del tornante, la sostruzione è stata purtroppo asportata. Rimangono
solo i blocchi di fondazione, presso i quali si trovano alcuni paracarri, usati
per impedire ai mozzi sporgenti delle ruote dei carri di avvicinarsi alla struttura
e rovinare l’accurata lavorazione delle superfici bugnate.

                                       

                        

 

Superato il tornante si arriva ad un breve piazzale, largo sei metri (quattro
passi romani) dove potevano sostare i mezzi di trasporto (come le carruche
ad esempio, le “auto blu” del tempo) usati dai consoli e magistrati che annualmente
si recavano, nel mese di gennaio sulla vetta per partecipare alle cerimonie e
indire la data delle ferie latine.

 

           

 

L’imbocco della via Sacra. Da qui iniziava il percorso cerimoniale. Sotto il
lastricato si trova la strada antica, scavata semplicemente nel banco di tufo,
che apparirà più avanti per un tratto di qualche decina di metri; qui forse si
tennero i primi trionfi dei capi della lega latina tra V e IV sec. a.C.   Tra il 231
a.C. e il 143 a.C. si celebrarono quattro trionfi minori (ovationes).
La strada, che per qualche chilometro misurava quattro metri, si restringe a
m. 2,70- L’imbocco è preceduto da un tratto più largo di basolato posto a ridosso
di un muro sostruttivo dalle superfici bugnate, di cui rimangono alcuni blocchi
(conservano le grappe di tenuta ai margini). Se non si tratta di un semplice muro
sostruttivo atto a contenere la strada che si allargava descrivendo un’ampia curva
relativa ad un vecchio percorso che precedeva un nuovo assetto del tracciato di età
imperiale, è possibile che facesse parte di una struttura monumentale relativa
all’inizio della via Sacra purtroppo perduta.

                              

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appena inizia la via Sacra (salendo), appaiono i blocchi più grandi (gomphi) lungo
i bordi della strada (crepidines). Normalmente sono distanti tra loro alcuni metri;
in mezzo, intervallate, si trovano pietre più piccole (umbones). Fatti

 

 

pochi metri però, i gomphi vengono accoppiati e usati come cippi per indicare l’inizio
e la fine di un tratto di lastricato restaurato probabilmente in età imperiale. Essi vengono
disposti su entrambi i lati della strada, per cui ogni tratto restaurato (che misura
normalmente pochi metri) viene segnalato da quattro coppie di gomphi. In tal modo si
sono potuti contare 26 tratti restaurati, ma dovrebbero essere in numero maggiore a causa
di alcune parti della strada andate perdute.

 

                   

 

Questo lo schema rigorosamente rispettato in tutti i 26 tratti restaurati:

 

                                    

 

All’inizio o alla fine dei restauri, esattamente ai margini e sul basolo centrale, si
può trovare scolpita la lettera N (novus), mentre la lettera V (vetus) appare sui
basolo adiacenti ed è relativa al lastricato più antico non sottoposto a restauri.
Solamente all’inizio (salendo) della via Sacra e per qualche decina di metri, su alcuni
tratti restaurati la lettera N appare anche su uno dei due gomphi, quello interno e
quindi relativo la tratto restaurato:

 

            

 

Pertanto, questo è lo schema relativo solo ai primi tratti:

 

                                  

 

Successivamente, salendo, non sempre appaiono le lettere scolpite sui basoli.
Normalmente si trova la N (che compare solo in alto o in basso) e se ne contano
almeno 26, oppure, più raramente, entrambe le lettere V e N appaiono insieme
(cinque volte in tutto):

 

                                        

 

Riassumendo, i tratti restaurati sono riconoscibili sia dalle coppie di cippi disposti
lungo le crepidini che dalle lettere scolpite sui basoli o sui gomphi, così come dalla
lavorazione della superfice dei basoli: quelli antichi, di età repubblicana (fine III inizi
II sec. a.C.) sono lisci e striati, mentre quelli di restauro di età imperiale solo scalpellati:

 

                      

 

La strada arcaica (usata dal VII sec. a.C.) affiora solo per una trentina di metri. Semplicemente
scavata nel banco di tufo, venne coperta dal lastricato alla fine del III o inizi del II secolo a.C.
ma non distrutta, essendo consacrata al dio e la semplice sovrapposizione dei basoli ha causato
il loro smottamento in alcuni punti. Il medesimo rispetto (pietas) per la strada in caso di
rifacimenti successivi si ripresenta anche in età imperiale ed è alla base della complessa ed
elaborata serie di iscrizioni ed accoppiamenti di cippi disposti per segnalare ciascun intervento
di restauro, probabilmente per identificare e procedere a consacrare i tratti nuovi.

 

                          

 

                              

 

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