ALBANO LAZIALE

COMITATO PROMOTORE DI UNA LEGGE PER IL MONTE ALBANO: APPELLI

Pubblichiamo alcuni appelli del COMITATO PROMOTORE DI UNA LEGGE PER IL MONTE ALBANO ed alcuni stralci della Deliberazione Comunale del Comune di Rocca di Papa

 Appello

“UNA LEGGE PER IL MONTE ALBANO”

 

La Civiltà Latina – che si è irradiata prima in Italia, poi nel Mediterraneo, in Europa e infine nel mondo – è nata sul Monte Albano, l’odierno Monte Cavo. E il Santuario federale dei Latini dedicato a Giove Laziale incarnò per sempre nel mondo antico, prima e dopo la dominazione romana, ciò che oggi la Basilica di San Pietro rappresenta per la cristianità.

Il Complesso del Monte Albano comprende la vetta di Monte Cavo con il Bosco Sacro sottostante e Alba Longa (la leggendaria città la cui memoria – come scoperto di recente – i Romani celebravano al Prato Fabio). La Via Sacra ancora esistente collegava pertanto i due monumenti tra i più insigni dell’antichità: Alba Longa e il Monte Albano.

Ma, prima ancora che per i Latini, la natura sacrale e mitica di questi luoghi nasce e si stratifica nel corso di un millennio nel territorio appartenente agli Albani, al cui patrimonio leggendario si deve l’origine e la stratificazione dei miti di Alba e degli dei del Monte Albano.

Questo mondo, che domina il cuore della nostra regione, è stato ignorato e abbandonato alla vergognosa devastazione di questi ultimi decenni: uno scempio che ci è duramente rimproverato da ogni ambiente culturale e scientifico, a partire dalle università fino alle più accreditate istituzioni storico – archeologiche italiane ed estere. Si tratta di “uno scandalo di dimensioni europee”.

Negli ultimi 20 anni Il Comune di Rocca di Papa ha condotto da solo una durissima lotta legale contro gli impianti di trasmissione abusivi che ancora devastano il Monte Albano, ordinando la loro demolizione e, implicitamente, il ripristino dei luoghi com’erano in origine. Nonostante il Comune abbia ottenuto sentenze favorevoli in tutti i gradi di giudizio, i condannati continuano tranquillamente a trasmettere, mostrando un altezzoso disprezzo per la Legge, la Storia, l’archeologia e le straordinarie potenzialità turistiche dell’area.

Per liberare la montagna e le sue pendici dalle antenne, acquisire i terreni ancora di proprietà privata, finanziare gli scavi archeologici e rendere infine fruibile un sito di tale importanza, restituendo così a questi luoghi la loro altissima dignità storica, si fa dunque appello alle massime istanze istituzionali, a partire dall’Unione Europea e dal suo Parlamento, per arrivare in tempi rapidi all’approvazione di una Legge che riconoscendo l’importanza del sito – come avvenuto  per Pompei – avochi allo Stato ogni competenza e finanzi tutte le attività sopra menzionate.

 

Il Comitato promotore di una Legge per il Monte Albano

Rocca di Papa, Agosto 2020

 

APPELLO

RIVOLTO A TUTTI I COMUNI DEL COLLI ALBANI

Rocca di Papa, 27/09/2020

 

OGGETTO: Rocca di Papa – Monte Albano. Appello del “Comitato promotore di una Legge per il Monte
Albano”

        Facendo seguito alla Delibera di Giunta del Comune di Rocca di Papa n° 82 dell’8/09/2020, avente per
        oggetto: Partecipazione e adesione al Comitato promotore di “Una Legge per il Monte Albano, successivamente
        inviata – come ci è stato gentilmente comunicato per le vie brevi, a tutte le Amministrazioni dei Comuni in
        indirizzo – questo Comitato fa presente quanto segue.
       

       La devastazione di Monte Cavo e delle aree adiacenti ad opera delle numerosissime emittenti abusive e degli
        edifici militari (peraltro oggi quasi tutti abbandonati) configura quello che oggi si può legittimamente definire
        “uno dei peggiori disastri ambientali d’Italia”. Come ciò sia potuto accadere nel cuore della nostra Regione
         e quali siano le nostre responsabilità storiche, le nostre colpe, le nostre omissioni e il nostro silenzio (quasi
         complice) sulla violenza che si è abbattuta sul Monte Albano, ormai rientra nella riflessione che ciascuno di
         noi può fare con la propria coscienza.
       

        Al disastro ambientale si somma purtroppo anche il severo rimprovero – altrettanto grave e imbarazzante
         per tutti noi – giunto da importanti ambienti culturali d’oltralpe, che hanno definito senza mezzi termini la
         devastazione del luogo che ha visto nascere la Civiltà Latina “uno scandalo di dimensioni europee”. Da
         studiosi, quali siamo, la cosa più umiliante per noi è forse constatare che le fondamentali radici culturali di
         questa straordinaria Civiltà latina e romana vanno ricercate nella precedente e fiorentissima esperienza
         millenaria elaborata dagli Albani nel nostro territorio.
       

        A queste palesi sconfitte si sommano le quattro interrogazioni parlamentari cadute nel vuoto (dei Senatori Zanda
        nel 2012, Fattori e Attorre nel 2017 e, infine, Silvestri nel 2019). Esse, se da un lato rendono perfettamente l’idea
        della dimensione politica della vicenda, dall’altro spiegano bene le ragioni per le quali questo Comitato –
        probabilmente nella prima metà dell’anno prossimo – terrà una Conferenza Stampa per l’Associazione della
        Stampa Estera in Roma per illustrare le ragioni che ci hanno spinto a rivolgerci all’Europa intera per richiedere
        una Legge. È fondamentale, a questo proposito, ricordare che la Civiltà Latina è alla base delle radici storiche
        da cui è nata quella fratellanza delle Nazioni europee rivendicata in ogni trattato dell’Unione e che, pertanto,
        la sacralità ed il ruolo del Monte Albano debbono essere assolutamente recuperati e salvaguardati.
       

       Alla Stampa Europea ci rivolgeremo con un ampio mandato che ci deriva dall’adesione alla nostra iniziativa
        delle Università del Lazio, di importanti istituti culturali italiani ed esteri attivi a Roma e, auspichiamo, dalla
        compatta adesione dei 16 Comuni dei Castelli, nessuno escluso. Nel Contempo, il Progetto che verrà
        presentato alla Commissione Cultura del Parlamento Europeo dovrà essere formulato dal Comune di Rocca
       di Papa con il contributo sia delle principali Istituzioni interessate sia di quello, fondamentale, dei Comuni
       dei Colli Albani, anche perché l’area potrebbe diventare la principale attrazione turistica della nostra
       Regione.
       

      In futuro, pertanto, questo Comitato si limiterà semplicemente a controllare la correttezza della tempistica
       e delle procedure che sottendono alla delocalizzazione delle emittenti (già decisa e prevista nel 2009, come
       lamentato dall’Onorevole Zanda nella sua interrogazione) alla rimozione di tutte le strutture abusive, alla
       demolizione degli edifici abbandonati dal Ministero della Difesa, al ripristino dei luoghi originali e, infine,
       all’esproprio dell’intera area per pubblica utilità.
       

       Potranno inoltre essere finanziate dalla Legge Europea le varie fasi successive che prevedono, sotto la
       direzione delle Istituzioni interessate, lo scavo archeologico dell’intera area, la pianificazione urbanistica con
       finalità turistico – culturali, la fruizione del panorama (fondamentale data la straordinaria posizione del
       monte rispetto a Roma e a tutto il Lazio), l’accessibilità, il restauro e la destinazione dell’ex convento dei PP.
       Passionisti.

 

 

ADESIONE AL COMITATO DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI ROCCA DI PAPA

(8 settembre 2020)

………..(Segue)

 

LA GIUNTA COMUNALE

 

Premesso che

–    sul Mons Albanus, oggi Monte Cavo, ebbe origine la civiltà latina che, nel corso della sua storia secolare, si è poi irradiata in Europa e nel mondo e che attendibili studi dimostrano che tremila anni fa i popoli albani vi salivano per onorare le loro divinità e che su questi culti si sovrapposero successivamente le “feste latine”, ossia i raduni annuali dei popoli del Latium vetus che, attraverso il rito della spartizione della carne di un toro purus sacrificato a Giove Laziale, celebravano la loro comune identità etnica. Con la romanizzazione, queste celebrazioni religiose annuali continuarono fino al tardo impero. Inoltre, alle pendici del Monte Albano, i Latini si incontravano periodicamente per i loro raduni politici;

–     sulla vetta del Mons Albanus, il tempio di Giove Laziale (a cui venne affiancato quello di Giunone Moneta) venne protetto da un grande recinto sacro, mentre l’intero Mons Albanus fu a sua volta avvolto da un grande bosco sacro, per sua natura inviolabile e impenetrabile a chiunque, poiché ogni trasgressione era considerata una colpa gravissima. All’interno del bosco sacro, anche la strada che saliva alla vetta divenne sacra, per cui ogni singolo intervento di restauro del lastricato avvenuto nel corso dei secoli venne segnalato con scrupolo religioso da numerose iscrizioni sui basoli e da centinaia di cippi disposti lungo le crepidini laterali;

–      nel corso del III secolo a.C., fiorì la leggenda di Alba Longa: mentre Alba conservava da mille anni tutte le più antiche leggende – sia primordiali, che albane e latine – sedimentate durante un lunghissimo arco di tempo e consolidate in una imponente stratificazione mitostorica, nel III sec. a.C.  Alba Longa concluse questo ciclo millenario trasformando quel luogo mitico nella famosa e leggendaria “metropoli delle origini”.

–      la Sacra via, un unicum nel mondo romano, collegava in antico la vetta del Monte Albano, il centro sacrale dei Latini, ad Alba Longa (oggi Prato Fabio): i due monumenti più insigni della civiltà latina.

 Considerato che

–    Le vestigia dell’antico tempio dedicato a Giove Laziale e degli altri edifici di culto sono rimaste riconoscibili fino a pochi secoli orsono, quando venne edificata la chiesetta di San Pietro, accanto alla quale, nel XVIII secolo, i PP. Trinitari prima e i Passionisti poi, costruirono il loro convento.
In seguito, i religiosi abbandonarono il ritiro e fino agli anni sessanta del secolo scorso il convento e le sue adiacenze si sono conservate relativamente bene, nonostante il loro uso a scopo militare e alberghiero;

–     dopo il 1970 il convento e l’intera area sommitale del monte hanno subìto un progressivo degrado causato dall’installazione abusiva di numerosissimi tralicci per le trasmissioni radiotelevisive, accanto ai quali figurano decine di box disseminati ovunque, avvolti da grovigli inestricabili di cavi e tiranti;

–      La recente rinuncia alle strutture militari da parte dell’Aeronautica Militare, non più interessata al sito a causa delle innovazioni tecnologiche che hanno reso inutile la base di Monte Cavo, ha segnato l’ultimo atto dell’abbandono del sito, precluso oggi perfino ai visitatori appiedati e ridotto in pessime condizioni, addirittura privo di un vincolo archeologico, esattamente come per Alba (Prato Fabio) e la Sacra via.

Tenuto conto che

–    nel  2003 il Comune di Rocca di Papa ha emanato un’ordinanza di demolizione di tutte le numerosissime opere abusive, minuziosamente censite, consistenti in tralicci e box realizzati in assenza di titolo edilizio in zona di inedificabilità assoluta, sottoposta a vincolo paesaggistico, vincolo storico monumentale e inclusa nel perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani;

–      il citato provvedimento è stato sospeso dal Tar del Lazio in diverse sedute tra novembre e dicembre 2003 in seguito ai ricorsi presentati dalle emittenti;

–    il I° luglio 2014 il Tar ha respinto il ricorso dell’Ente El Towers (Canale 5, Italia 1. Rete 4); successivamente, in data 20/04/2017, il Consiglio di Stato, confermando la validità dell’ordinanza  di demolizione del Comune di Rocca di Papa emessa nel 2003;

–     in data 27 marzo 2018 il Tar ha rigettato, con ben 17 sentenze, tutti i ricorsi presentati dai titolari       degli impianti, tra cui quelli presentati dalla Società I.D.A. Spa del Gruppo Caltagirone, proprietaria di gran parte della vetta di Monte Cavo che da oltre un decennio percepiva gli affitti di diverse emittenti;

–      la Corte di Cassazione, pronunciando a Sezioni Unite, ha respinto anche l’ultimo tentativo delle società El Towers s.p.a., Elettronica Industriale s.p.a., ed R.T.I. s.p.a., e della stessa società I.D.A. s.r.l. intervenuta ad adiuvandum, di mettere in discussione la legittimità della ordinanza comunale  di demolizione degli impianti radiotelevisivi alle stesse facenti capo. Con sentenza n. 16982 del 04/06/19, pubblicata il 25/06, la Suprema Corte ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso proposto, condannando parte ricorrente al pagamento delle processuali. Un’  altra vittoria del Comune in sede giudiziaria che chiude definitivamente il lungo contenzioso in corso con le citate emittenti radiotelevisive.

Considerato inoltre che

–      il Prof. Alexandre Grandazzi, Direttore dell’Istituto di Studi Latini all’Università la Sorbona di  Parigi e autore dell’opera in due volumi dedicati al Monte Albano (attuale Monte Cavo) e ad Alba Longa, recentemente identificata in località Prato Fabio – ha evidenziato il totale abbandono di queste aree, giudicandolo una vergogna di dimensioni europee e considerato che la medesima preoccupazione proviene da vari ambienti scientifici universitari romani, il Prof. Adriano La Regina, direttore dell’INASA, ha suggerito di procedere immediatamente alla stesura di una legge che salvaguardi quest’area, che ha visto la nascita e la diffusione nel mondo della Civiltà Latina;                                 

–       un gruppo di studiosi e scrittori di Rocca di Papa ha istituito un comitato promotore di “Una Legge per il Monte Albano” che sta già sta raccogliendo adesioni di privati cittadini e Istituzioni e che ha intenzione di coinvolgere tutti i comuni albani, università, istituti e accademie straniere archeologiche attive in Roma per sollecitare un intervento legislativo europeo;

–       allo stato attuale si evidenzia l’assenza di un vincolo archeologico che tuteli la vetta di Monte Cavo (il centro sacrale dei Latini, con il tempio di Giove Laziale), la Via Sacra e il promontorio di Prato Fabio, tranne che il Convento dei Padri Passionisti, sottoposto a tutela ai sensi della L. 364 del 20/06/1909 ora D.lgs 42/04;

il Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio, ha effettuato uno specifico sopralluogo in data 12 agosto 2020, alla presenza del funzionario archeologo e del funzionario architetto della soprintendenza, in merito al degrado paesaggistico della zona per l’attuazione di un piano di riqualificazione globale, anche in vista delle future attività di demolizione;

–   è volontà della soprintendenza archeologica terminare la relazione scientifica finalizzata al provvedimento normativo;

–         il Comune di Rocca di Papa ha condotto, negli ultimi 20 anni, una incessante lotta contro la presenza e la diffusione delle antenne abusive presenti nel suo territorio;

–         l’Amministrazione Comunale sta dando seguito all’iter burocratico necessario per la demolizione in danno e per la riqualificazione delle aree pubbliche e private di Monte Cavo Vetta (riferimento prot. 13997 del 09/05/2019 – “Richiesta di nulla osta preventivo per la riqualificazione di un’area di proprietà del Comune di Rocca di Papa sita a Monte Cavo vetta e compatibilità con il vincolo”);

–          per quanto riguarda le succitate rimozioni in danno, dovendo procedere alla demolizione dei tralicci, delle antenne, dei relativi basamenti e dei numerosi box costruiti su fondazione in calcestruzzo funzionali alle trasmissioni, che insistono su aree archeologiche già rilevate in passato attraverso numerosi scavi archeologici documentati, si richiede alla Soprintendenza di procedere con un sopralluogo congiunto per concordare i tempi e i modi delle rimozioni, sia in Monte Cavo Vetta sia in località Prato Fabio-Madonna del Tufo.

                                                                                                                      

Viste

–        la nota prot. 7887 del 18/03/2019, indirizzata alla Dott.ssa Simona Carosi, e il sopralluogo eseguito insieme alla Soprintendenza in indirizzo il 19/03/2019 presso Monte Cavo, concordato per valutare la presenza dei requisiti di interesse previsti al fine di uno specifico provvedimento di dichiarazione di interesse della Sovrintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio;

–        le ultime ordinanze sindacali del comune di Rocca di Papa del 16-08-2019 (n.79 prot. 22047, n. 80 prot. 22049 e n. 81 prot. n. 22050) relative ad un altro sito compromesso localizzato in zona Prato Fabio-Madonna del Tufo, gravato anch’esso dal vincolo di inedificabilità assoluta, vincolo idrogeologico e paesaggistico;  

–          le sentenze a favore del Comune in tutti i gradi di giudizio, che dichiarano abusive le suddette antenne  e considerato che i condannati non ottemperano alla demolizione, contribuendo a far permanere tali siti in condizione di estremo pericolo e degrado.

 

Ritenuto opportuno

–       coinvolgere, nell’ambito territoriale dei Castelli Romani tutti i comuni che risentono sia dal punto di vista elettromagnetico che paesaggistico delle antenne e dei tralicci siti su Monte Cavo Vetta, nella partecipazione e adesione al Comitato promotore di “Una legge per il Monte Albano” ed in particolare: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino Laziale; Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca Priora e Velletri;

–       condividere con i comuni sopra indicati gli obiettivi e le iniziative da assumere in materia di politiche finalizzate alla riqualificazione della vetta di Monte Cavo e della conservazione e valorizzazione dell’ambiente;

 

LA GIUNTA COMUNALE

 

PRESO ATTO delle comunicazioni prodotte dal Comitato nelle quali si presentavano gli obiettivi e gli intendimenti dello stesso

Delibera

 

  • di approvare la partecipazione e adesione al Comitato promotore di “Una legge per il Monte Albano”;
  • di autorizzare il Sindaco alla sottoscrizione dell’adesione al citato Comitato;
  • di coinvolgere, tramite apposita richiesta per la redazione di deliberazione di giunta di ogni Ente, i comuni di Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino Laziale, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca Priora e Velletri nell’adesione al Comitato promotore di “Una legge per il Monte Albano”;
  • di promuovere e organizzare forum pubblici e incontri con tutti gli attori pubblici, privati e privato-sociale e cittadini, per favorire la più ampia partecipazione all’iniziativa.

 

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