AMBIENTE

UN PROGETTO PER MONTE CAVO, L’ANTICO MONS ALBANUS CULLA DELLA CIVILTA’ LATINA

Presentiamo una sintesi dell’intervento dell’Arch. Veronica Cimino redatta per il convegno previsto a Rocca di Papa il 2 dicembre 2022 “Un futuro per Monte Cavo – Una visione d’insieme per i Castelli Romani” (attualmente rimandato).

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UN PROGETTO PER MONTE CAVO

 (di Veronica Cimino)

 

Monte Cavo culla della civiltà latina

Sul Mons Albanus, oggi Monte Cavo, ebbe origine la civiltà latina che, nel corso della sua storia secolare, si è poi irradiata in Europa e nel mondo. Attendibili studi dimostrano che 3.000 anni fa i popoli albani vi salivano per onorare le loro divinità e che su questi culti si sovrapposero successivamente le “feste latine”, ossia i raduni annuali dei popoli del Latium vetus che, attraverso il rito della spartizione della carne di un toro purus sacrificato a Giove Laziale, celebravano la loro comune identità etnica. Con la romanizzazione, queste celebrazioni religiose annuali continuarono fino al tardo impero. Inoltre, alle pendici del Monte Albano, i Latini si incontravano periodicamente per i loro raduni politici; 

Sulla vetta del Mons Albanus, il tempio di Giove Laziale (a cui venne affiancato quello di Giunone Moneta) venne protetto da un grande recinto sacro, mentre l’intero Mons Albanus fu a sua volta avvolto da un grande bosco sacro, per sua natura inviolabile e impenetrabile a chiunque, poiché ogni trasgressione era considerata una colpa gravissima. All’interno del bosco sacro, anche la strada che saliva alla vetta divenne sacra, per cui ogni singolo intervento di restauro del lastricato avvenuto nel corso dei secoli venne segnalato con scrupolo religioso da numerose iscrizioni sui basoli e da centinaia di cippi disposti lungo le crepidini laterali; 

Nel corso del III secolo a.C., fiorì la leggenda di Alba Longa: mentre Alba conservava da mille anni tutte le più antiche leggende – sia primordiali, che albane e latine – sedimentate durante un lunghissimo arco di tempo e consolidate in una imponente stratificazione mito storica, nel III sec. a.C.  Alba Longa concluse questo ciclo millenario trasformando quel luogo mitico nella famosa e leggendaria “metropoli delle origini”. La Sacra via, un unicum nel mondo romano, collegava in antico la vetta del Monte Albano, il centro sacrale dei Latini, ad Alba Longa (oggi Prato Fabio): i due monumenti più insigni della civiltà latina. 

Le vestigia dell’antico tempio dedicato a Giove Laziale e degli altri edifici di culto sono rimaste riconoscibili fino a pochi secoli orsono, quando venne edificata la chiesetta di San Pietro, accanto alla quale, nel XVIII secolo, i PP. Trinitari prima e i Passionisti poi, costruirono il loro convento.

Se nel vecchio e nel nuovo mondo si parla l’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il romeno, il ladino, il provenzale, tutto ha avuto origine da questo monte. 

Sono molti i personaggi che dal XVIII secolo in poi hanno lasciato la loro testimonianza, e hanno colto fonte di ispirazione, dalla bellezza del panorama: Orazio, Catullo, Johann Wolfgang von Goethe (nel libro Viaggio in Italia), Hans Christian Andersen, Eaton 1820 (Vol. III: 383-394), George Sand, Gioacchino Belli, Massimo d’Azeglio (I miei ricordi), Luigi Pirandello. 

La storia del tempio di Iuppiter Latiaris si interruppe nel medioevo, quando al posto del tempio pagano fu costruito un eremo dedicato a San Pietro, ad opera di un eremita dalmata, visitato prima da Papa Pio II, e poi da Papa Alessandro VII. Dopo gli eremiti dalmati vi si stabilirono i religiosi polacchi di Edmondo di Buisson, i Trinitari spagnoli ed infine i Missionari fiamminghi.

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Il Convento 

 

Nel 1727 Il romitorio fu convertito in MONASTERO, vi vennero i Passionisti di San Paolo della Croce e nel 1783  fu restaurato, usando i materiali del tempio di Giove, per volere di Enrico Bendetto Stuart, duca di York, vescovo della diocesi di Frascati.

Le cronache del convento raccontano che  durante i lavori di costruzione si rinvennero numerose statue, tra cui frammenti di statue colossali assieme a molteplici statuette votive in bronzo e ceramica. Inoltre vennero alla luce 4 cisterne romane. Qualche decennio dopo accanto al convento alcuni studiosi poterono vedere solo i resti di un grande recinto che misurava 35mx70 m fiancheggiato da una gradinata sul lato maggiore. Si tratta dell’area sacra principale che doveva ospitare i templi di Giove Laziale, di Giunone Moneta probabilmente circondati da altari e dai resti dei culti più antichi. 

Tra la fine del 1800 ei primi del 900 furono condotte tre brevi campagne di scavo a cura di M. S. De Rossi (1876) e G. Lugli e G. Giovannoni (1912-1929). Affiorarono i resti di un edificio scavato solo in parte posto accanto al grande recinto. Inoltre apparvero il tratto terminale della via sacra e una grande cisterna che raccoglieva l’acqua sacra del recinto per convogliarla fino a Prato Fabio, dove alimentava il ninfeo del Tempio di Venere, fatto erigere da Augusto in onore della Gente Giulia che vantava di discendere da Alba e dalla genealogia dei Re Albani. Durante le solenni celebrazioni delle Ferie Latine i rappresentanti dei popoli latini sedevano sulla tribuna posta al lato del grande recinto sacro. Di fronte nell’area dell’edificio che ospitava i Consoli prendevano posto le maggiori autorità romane. Nel mezzo avveniva il rito della comunione di popoli latini attraverso la spartizione della carne del toro bianco sacrificato. Quest’ultima scoperta insieme alla certa collocazione di Alba Longa sul promontorio di Prato Fabio a Rocca di Papa è attribuita a Franco Arietti Archeologo Emerito della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma.

Nel 1800 – furono ospiti nel monastero Carlo Emanuele IV di Savoia e sua moglie Maria Clotilde, nel 1852 Pio IX , e nel 1865 Francesco II delle Due Sicilie. Nel 1889 I missionari abbandonarono il monastero, quando i Colonna affittarono l’ultimo piano dello stabile al Ministero dell’Agricoltura, poco dopo il ministero non rinnovò il contratto, lasciando che la struttura fosse adibita ad ALBERGO, che ospitò tra gli altri: Umberto di Savoia, Armando Diaz e il re d’Inghilterra Edoardo VIII con la moglie Wallis Simpson.

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La trasformazione di Monte Cavo in centro di radio e tele diffusione abusivi

A partire dal 1990 il convento e l’intera area sommitale hanno subìto un progressivo degrado causato dall’installazione abusiva di numerosissimi tralicci per le trasmissioni radiotelevisive, accanto ai quali figurano alcuni edifici, decine di box disseminati ovunque e avvolti da grovigli inestricabili di cavi e tiranti. Inoltre, dal secondo dopoguerra in poi, alcune aree poste nelle immediate vicinanze della vetta sono state occupate da postazioni militari.

Il sito di Monte Cavo si trova all’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani, L.R. n.2/1984, è gravato da VINCOLO PAESAGGISTICO ai sensi del D.lgs 42/2004, DECRETO MINISTERIALE DEL 24/04/1954 notevole interesse pubblico, ai sensi della L.1497/1939 sulla protezione delle bellezze naturali, VINCOLO IDROGEOLOGICO ai sensi del R.D. 3267/23, VINCOLO SISMICO  ai sensi della  L.64/1974, VINCOLO ENAC limitazioni per la sicurezza della navigazione aerea, VINCOLO DI INEDIFICABILITA’ ASSOLUTA, ed identificato nel PTP – Zone boscate non compromesse, nel PTPR – PAESAGGIO NATURALE e nel PRG tra le  Aree verdi V2 ad inedificabilità assoluta.

Lo stesso PTPR enfatizza la naturalità del sito attribuendo con la zonizzazione il “Paesaggio Naturale” e ne sottolinea il valore paesaggistico, dichiarando l’area di notevole interesse pubblico, con siti archeologici sia a carattere puntuale che lineare.

Il Piano Territoriale di Coordinamento approvato dal Consiglio Regionale con delibera n.50 del 2001 stabiliva la DELOCALIZZAZIONE degli impianti di emittenza di Monte Cavo, in attuazione del Piano Nazionale Assegnazione Frequenze e indicava il sito tra quelli da abbandonare e riqualificare, individuando come sito alternativo Colle Anfagione nel Comune di Capranica Prenestina. Nel 2008 venne approvata la variante al PTC che introduceva nuovi siti per la localizzazione degli impianti di emittenza, quali Colle Sterparo nel Comune di Capranica Prenestina e Monte Gennaro nel Comune di San Polo dei Cavalieri. Nel 2010 il Ministero dello Sviluppo Economico comunicava al Comune di Rocca di Papa, tramite atto pubblico, la naturale delocalizzazione degli impianti radio e tv nei nuovi siti individuati dalla Regione Lazio e lo stanziamento di bilancio per le opere di urbanizzazione da realizzare nei nuovi siti, ma le attività di delocalizzazione non ebbero mai inizio. Nel 2017 la Regione Lazio, alla vigilia della sentenza del Consiglio di Stato, riferita agli impianti Mediaset, riprese le attività di coordinamento interistituzionale con il MISE, il Comune di Rocca di Papa, il Comune di Capranica Prenestina, il Comune di Marcellina e Parco naturale dei Monti Lucretili per dare finalmente attuazione alla delocalizzazione

Il Comune di Rocca di Papa, nel periodo di stallo post approvazione del PTC del 2001, ha emesso nel 2003 l’ordinanza sindacale di demolizione e sgombero n°135 per l’abbattimento di tutte le opere abusive e la rimozione degli impianti e delle antenne ivi esistenti e il ripristino dello stato di Monte Cavo vetta.

 

 

 

 

Il Consiglio di Stato con sentenza n. 2200/2017 ha respinto definitivamente il ricorso di EI Towers Elettronica Industriale S.p.A.  Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche dalla Corte Suprema di cassazione con Sentenza di Cassazione Civile nel 2019.

 

 

 

 

 

 

 

A maggio del 2018 il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha respinto, con 17 sentenze, tutti i ricorsi presentati dalle emittenti radiotelevisive contro l’ordinanza n. 135 del 12 agosto 2003. Attualmente sono ancora pendenti innanzi al Consiglio di Stato gli appelli per l’annullamento e/o la riforma delle 17 sentenze TAR e il Comune di Rocca di Papa si è costituito avverso i ricorsi. L’ordinanza 135/2003 è comunque vigente, quindi è possibile, visti i verbali di inottemperanza alla demolizione, eseguire da parte del Comune la rimozione in danno.

Il Comune di Rocca di Papa nel 2019 visto un secondo sito abusivo di telecomunicazioni localizzato appena sotto Monte Cavo in località Prato Fabio, ha emesso nuove ordinanze sindacali di demolizione e sgombero n°79-80-81 del 16/08/2019 per l’abbattimento di tutte le opere abusive e la rimozione degli impianti e delle antenne ivi esistenti e il ripristino dello stato dei luoghi. In località Prato Fabio i vari ricorsi delle emittenti all’ordinanza di demolizione 79-80-81/2019 non hanno mai sospeso la validità dell’ordinanza stessa e nel luglio 2020 Il TAR Lazio ha rigettato i ricorsi contro l’annullamento dell’ordinanza comunale.

Oggi, alla luce delle attività messe in campo dal Comune di Rocca di Papa è necessario ripensare la collaborazione con la Regione Lazio e con il Ministero per addivenire alla definitiva attuazione della delocalizzazione, per la tutela del territorio, immediatamente dopo l’insediamento della nuova amministrazione regionale, in coerenza con la mozione n.651 approvata dal Consiglio regionale del Lazio in data 20 luglio 2022, riferita alla tutela dell’area archeologica e naturalistica di Monte Cavo e alla proposta di una legge ad hoc per la tutela del sito.

 

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L’importanza strategica della bonifica e del progetto di riqualificazione

 

 

Funzionale al ripristino dei luoghi originali, la bonifica sarà propedeutica al successivo scavo archeologico integrale dell’area e, nel contempo, condizionerà sensibilmente la progettazione delle infrastrutture poste attorno all’ex convento direttamente collegate alla fruizione turistica della vetta.

Il Comune di Rocca di Papa, che ha istituito il 3 novembre 2022, un ufficio speciale per la demolizione delle antenne abusive site su Monte Cavo e Prato Fabio e costituito un apposito capitolo di bilancio, ha completato la redazione di una dettagliata cartografia del pianoro sommitale che comprende in modo puntuale tutte le strutture abusive e censito con il Ministero dello Sviluppo Economico le emittenti presenti sulle strutture abusive. 

 

 

Inoltre è stata avviata un’operazione condivisa tra l’Ufficio Speciale e la Procura della Repubblica di Velletri, con la collaborazione del Ministero dello Sviluppo Economico, dell’ARPA Lazio, dell’ASL RM6, dell’Ispettorato del Lavoro, dei Carabinieri Forestali e del Gestore del servizio elettrico. L’operazione ha consentito al Comune in data 24 novembre 2022  di riappropriarsi dell’area pubblica, abusivamente occupata dalle emittenti radio e televisive e che versa in condizioni disastrose per l’installazione di tralicci e box installati e la moltitudine di cavi distribuiti disordinatamente nell’area in spregio verso ogni tipo di normativa. Inoltre è stata spenta la prima radio direttamente dal Ministero ed emessa ordinanza di interdizione dell’area. 

Nell’area pubblica, sita tra il convento e il belvedere, si sta procedendo alla demolizione in danno di tutti i tralicci e di tutti i box e fondazioni in cemento armato in collaborazione con le emittenti che hanno scelto di smantellare gli impianti a proprie spese e con la Soprintendenza archeologica competente per territorio.

 

 

La bonifica, finanziata dal Comune di Rocca di Papa e dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, procederà a partire dall’area pubblica, belvedere, per poi concentrarsi sull’area privata in diretta applicazione dell’ordinanza di demolizione 135/2003. Contemporaneamente verranno demolite le antenne e le pertinenze site nella località boschiva di Prato Fabio (Alba Longa) in diretta attuazione delle ordinanze sindacali di demolizione n.79-80-81 del 2019. Le demolizioni complete di tutti i tralicci e box abusivi seguiranno le attività iniziate in data 21 maggio 2020 data di smantellamento del primo traliccio di 25 m. a Monte Cavo ad opera degli stessi responsabili dell’abuso.

 

L’Amministrazione Comunale e la Soprintendenza competente per il territorio stanno collaborando dal 2019, anche in prospettiva delle future indagini archeologiche nelle aree di altissimo valore storico nelle aree di Monte Cavo e di Prato Fabio, richiedendo anche la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Roma Tre per gli studi e le prospezioni con georadar finalizzate alla ricerca. Conclusi i sopralluoghi – alla presenza del funzionario archeologo e del funzionario architetto della Soprintendenza – essi saranno funzionali alla stima del degrado paesaggistico della zona e all’attuazione del piano di riqualificazione globale in vista delle future attività di demolizione. Inoltre, il Comune ha collaborato con la Soprintendenza alla relazione tecnico – scientifica finalizzata al provvedimento normativo di vincolo archeologico diretto per la vetta di Monte Cavo ed indiretto per tutto il monte, al vincolo archeologico diretto per tutta la via lastricata (indiretto per le aree limitrofe ad essa) ed anche al vincolo diretto per la sottostante via arcaica che diverge da essa (quest’ultima termina a Fontan Tempesta)  ed infine, al vincolo diretto per l’area sommitale di Prato Fabio e indiretto per tutto il promontorio sottostante. Questi provvedimenti sono attualmente alla firma del Ministro della Cultura.

Lo smantellamento prevede due fasi: quella relativa alle parti emergenti (edifici, box e tralicci) e successivamente quella che interessa le relative fondazioni, comprese le linee interrate che innervano i cavi tra box e ripetitori posti sui tralicci. Queste attività configurano due diverse competenze: quella comunale per le parti aeree e quella relativa alla soprintendenza archeologica per le fondazioni e linee interrate. L’area in cui verrà eseguito lo scavo integrale riguarda una superficie di 1,5 ha e l’attività verrà condotta scavando lunghe e ampie trincee per l’attività propedeutica e preparatoria al successivo scavo scientifico delle unità stratigrafiche. A fine scavo, si procederà al rilievo topografico dell’intera area.

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L’ex Convento divenuto proprietà privata, versa attualmente in stato di abbandono, nonostante nel 1913 sia stato sottoposto, dalla Soprintendenza, a tutela ai sensi della L.364/09 ora D.lgs 42/04 con provvedimento notificato alla Duchessa Vittoria Sforza Cesarini. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Progetto di riqualificazione

L’immobile è posto presso il margine NO del pianoro e si interpone tra l’area archeologica e quella che può legittimamente essere definita – in assoluto – la postazione panoramica più straordinaria e importante della regione: in questa prospettiva spicca il belvedere, che nel progetto immaginiamo già immerso in un vortice di turisti provenienti da ogni parte del mondo. 

 

Nel progetto di riqualificazione il belvedere, posto a 950 m. s.l.m., assume un ruolo fondamentale e sarà ampliato garantendo un effetto scenico con una terrazza a sbalzo in parte vetrata che affaccia sullo straordinario panorama, dominando tutta Roma e il Lazio. 

 

 

Il progetto si basa sulla RIFUNZIONALIZZAZIONE DELL’INTERA AREA e riguarda la realizzazione dell’area archeologica e di un’area a servizi ottenuta recuperando l’antico convento con nuove funzionalità collegate alla terrazza panoramica.

L’edificio ex convento che conserva ancora integra la sua austerità, solo in parte perduta nel secondo dopoguerra quando venne trasformato in un albergo, con annesso bar ristorante, si sviluppa su tre piani e si articola lungo ambienti angusti collegati tra loro da scale e lunghi corridoi altrettanto ristretti. Questo consiglia di convogliare e limitare il flusso turistico al piano terra.

 

 

La nuova destinazione dell’edificio lo vedrà quale luogo di formazione universitaria e laboratorio formativo archeologico, nonché museo virtuale abbinato a ologrammi in 3d. Nell’ultimo piano del fabbricato sarà realizzata una sala conferenze. Considerando la particolarità del luogo come sede di rappresentanza, la sala potrebbe essere destinata ad ospitare incontri di altissimo livello, oltre che a convegni della cd. “Città Albana”, riservati in particolare alle riunioni delle diciassette cittadine dei Colli Albani (che tutte assieme contano oltre 300.000 abitanti, la decima città italiana sotto il profilo demografico). I moderni locali addossati al convento, già usati dal 1930 al 1970 come ristorante con annesse cucine, saranno recuperati, così come il salone esterno. Il progetto prevede inoltre la realizzazione di dehors nell’area settentrionale con annessi servizi. Il progetto oltre al recupero storico ed archeologico e di tutela ambientale di un sito unico al mondo si è concentrato sulla costruzione di una delle principali attrazioni turistiche della Città Metropolitana di Roma. Infatti dallo studio dei flussi turistici regionali si intuisce che Monte Cavo può rappresentare diventare in breve tempo un’attrazione di prim’ordine nell’ambito dell’offerta turistica, determinando una solida ricaduta turistica sulle altre cittadine albane. 

Il progetto di riqualificazione, in fase di predisposizione, sarà inserito nella progettazione europea partecipando al Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per la richiesta di un contributo di 5 mil. di euro con scadenza 19 gennaio 2023. L’obiettivo del progetto è quello di preservare e trasformare il patrimonio culturale e riqualificare gli spazi urbani nell’ambito del green building, della transizione digitale e dell’innovazione. Un ruolo di rilievo e fondamentale per accedere ai finanziamenti sarà quello della costruzione del partenariato con le altre realtà cittadine e dunque la definizione dei Comuni dei Castelli Romani quali partner del progetto europeo insieme alla Città Metropolitana, che sta già garantendo i contributi a supporto della Progettazione Europea tramite bando in scadenza a dicembre ’22.

 

 

I tempi di realizzazione del progetto di riqualificazione sono stati calcolati in 3,5 anni secondo apposito cronoprogramma e comprendono la delocalizzazione delle emittenti televisive in altro sito, attività coordinata dalla Regione Lazio con la collaborazione della Città Metropolitana.

 

 

 

 

 

 

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