PUBBLICAZIONI

UN LIBRO SUL MONDO ALBANO RACCONTA COME E DOVE NASCE LA CIVILTÀ LATINA

Comune di Albano Laziale – Musei Civici – Villa Ferrajoli

Fiera della piccola editoria dei Beni Culturali

Storia – Archeologica – Arte

Domenica 20 ottobre 2019, ore 17,00  

Presentazione del volume di Franco Arietti:

“ALBA E IL MONTE ALBANO – Origine e sviluppo della Civiltà Albana”

Presentano:

Paola Pascucci, archeologa (funzionario della Regione Lazio)

Marco Bettelli, archeologo (ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche)

Eugenio Lanzillotta, storico (professore presso Università degli Studi di Roma – Tor Vergata)

 

Abstract

Il volume racconta la straordinaria storia degli Albani, finora rimasta nell’ombra, dalle origini alla nascita delle città di Tuscolo, Ariccia, Lanuvio, Velletri e Labico (Colonna). I loro territori, le loro divinità, miti e leggende ambientati ad Alba (Prato Fabio, Rocca di Papa) e sull’attigua vetta del Monte Albano. La loro organizzazione sociale, le curie gentilizie e le primitive ferie Albane sulle quali si innestarono successivamente le ferie Latine, quando tutti i popoli dal Lazio antico si ispirarono alle precedenti esperienze albane per unirsi e celebrare ogni anno sul Monte Albano la comune appartenenza all’ethnos latino attraverso la spartizione della carne di un toro sacrificato alla nuova divinità: Giove Laziale. Inoltre, viene trattato il passaggio successivo alla romanizzazione, le ferie Latine celebrate per quasi un millennio dai Consoli e la storia dei trionfi sul Monte Albano. Infine, viene chiarita la dinamica formativa del mito di Alba: mentre Alba conserva tutte le più antiche leggende – sia primordiali, che albane e latine – sedimentate durante un lunghissimo arco di tempo e consolidate in una imponente stratificazione mitostorica, nel III sec. a.C.  Alba Longa conclude questo ciclo trasformando quel luogo mitico nella famosa e leggendaria “metropoli delle origini” attraverso la lunga dinastia  dei Silvii fino alla nascita dei gemelli fondatori di Roma.

Tutti questi argomenti trattati nel volume sono quasi tutti basati sulle recenti e fondamentali scoperte archeologiche, sostanzialmente inedite, effettuate dall’Autore.  Viene svelato il mistero delle iscrizioni sui basoli della via Sacra (un unicum nell’ambito della sterminata rete viaria romana) che hanno portato alla straordinaria scoperta del bosco sacro di Giove Laziale che avvolge tutto il Monte Albano; viene identificata la primitiva strada sottostante il lastricato che si diparte dall’antico tracciato arcaico che ricalca la moderna Via dei Laghi ed il punto di raduno a Fontan Tempesta dei popoli (circa 50) che salivano alla vetta per celebrare le ferie Latine; vengono analizzate tutte le scoperte effettuate sulla vetta, ricostruite le vicende delle varie campagne di scavo effettuate tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, ed infine elaborata una concreta e inedita lettura delle modalità in cui avvenivano le cerimonie attraverso una nuova interpretazione degli edifici rinvenuti in passato (sono identificate le tribune sulle quali prendevano posto le delegazioni dei popoli del Lazio, l’edificio che ospitava i consoli e le magistrature romane).

Alla scoperta del sito leggendario di Alba, naturalmente, viene dedicato ampio rilievo, sia dal punto di vista storico che archeologico. La sua certa ubicazione sul promontorio di Prato Fabio avviene finalmente sulla base di una inoppugnabile documentazione scientifica, in perfetto accordo con le precise indicazioni delle fonti antiche. Si scopre così che alle due estremità, la Sacra via collegava l’area sacra di Giove Laziale ad Alba Longa, i due monumenti più insigni dell’antichità latina, posti uno accanto all’altro ad una distanza di poche centinaia di metri: il Santuario federale, il centro sacrale dove risiedeva la divinità suprema dei Latini e Alba Longa, la (leggendaria) “metropoli”, che secondo la tradizione fu la prima città apparsa nel Latium vetus a cui si deve la fondazione delle maggiori città latine, compresa Roma. Il ruolo di vari esponenti della gente Fabia (il cui nome è quasi certamente da collegare col toponimo di Prato Fabio) storicamente connesso ad Alba, viene ora confermato dallo studio dell’Autore sugli scavi effettuati nel 1920 a Prato Fabio, finora pressoché sconosciuti e dimenticati, dai quali si scopre la presenza un grande ninfeo, forse annesso ad un tempio/sacello dedicato a Venere (genitrice) fatto erigere probabilmente da un autorevole esponente della gente Fabia, Paolo Fabio Massimo, console nell’11 a.C., come ricorda una celebre ode di Orazio che allude ad una statua da lui dedicata alla dea in un tempio che domina il lago Albano.

 Completano il volume alcune appendici che trattano della localizzazione di famosi luoghi albani (il Lago Regillo, il Capo d’acqua Ferentina) oppure di temi legati al famoso atleta di Lanuvio sepolto con il suo straordinario corredo funebre.

 

 

 

 

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