ARGOMENTI OPINIONI

ROMA INVASA DAI TURISTI. CHE INVECE DISERTANO I CASTELLI ROMANI

 

Roma è invasa dai turisti. Alcuni quartieri del centro storico sono messi in crisi. E il sindaco emette un’ordinanza contro i bivacchi. Cominciamo a chiederci perché ai Castelli Romani non bivacca nessuno.

(di Mezio Fufezio)

 

 

 

 

 

Mentre a Roma e nelle città storiche più importanti si corre ai ripari per arginare l’assalto dei turisti, ai Castelli si respira un’altra aria, più pulita e tranquilla. Fortunatamente i turisti che assaltano l’urbe non sanno che esistono i Castelli. Lo scoprono solo quelli che ci capitano per sbaglio. E se ritornano a casa felici è solo perché qualcuno gli ha indicato la strada più corta per tornare in albergo.

Se ai Castelli non bivacca nessuno è perché qui c’è  il “turismo di nicchia” che funziona perfettamente. La regola numero uno del turismo di nicchia è: nascondere. Infatti il turista gode quando non trova qualcosa. Quando per esempio va a Tuscolo e scopre che l’unica cosa visibile, cioè il foro, è chiusa al pubblico durante la settimana, è felice e va in estasi quando gli dicono che per vederlo deve ritornare di sabato o domenica. Per adesso deve ascoltare la guida che parla per tre ore elencando cose che non si vedono. E il turista gode, non vede l’ora di tornare a casa e di raccontare quello che non ha visto ma che avrebbe potuto vedere. Ecco svelato il segreto dei Castelli: ci sono tantissime cose che si potrebbero vedere ma che non si vedono. Per esempio, i turisti impazziscono quando gli fai vedere la carta archeologica del Tuscolano: ci sono 110 ville romane grandiose tra Grottaferrata, Frascati e Monte Porzio Catone, ogni quadratino rosso sulla cartina corrisponde a una villa. Ci abitavano le persone più ricche di Roma e del mondo. Ville enormi, terrazzate, dove la nomenklatura romana esibiva un lusso sfrenato che non c’era nemmeno a Roma, con centinaia di schiavi attorno. E il turista ascolta estasiato tutti i racconti di Cicerone, ma quando chiede di vederne almeno una, qualcuno gli spiega che non si può, perché sono tutte ancora da scavare, almeno quelle che non sono andate in malora: è così che funziona il “turismo di nicchia”, si confida al turista. Gli viene rivelato che solo poche persone possono sapere che cos’era il Tuscolano e solo a loro, che sono i pochi fortunati, viene fatta vedere la cartina archeologica con i quadratini rossi. E allora i turisti godono.

 

 

Questo avviene di norma il primo giorno. Il secondo giorno inizia il vero e proprio percorso turistico di nicchia. Quelli che sono scappati via non sanno quello che si perdono. Gli altri cominciano la visita partendo dal Museo Nazionale delle Navi romane di Nemi. La guida racconta del clamoroso recupero dal lago delle gigantesche navi romane di Caligola. Le descrive minuziosamente per oltre un’ora. Poi, quando rivela che qualcuno gli ha dato fuoco e che le navi non ci sono più, attende che i turisti caduti in estasi si riprendano, poi spiega loro che quello che non hanno appena visto non è nulla in confronto a quello che non vedranno nella prossima visita, la più  spettacolare: verranno portati ad Alba Longa, dove sono nati Romolo e Remo, e lì potranno vedere il posto dov’è nata la civiltà latina!! Ma non adesso, nel pomeriggio. Perché ora bisogna andare a pranzo. E’ allora che il turista scopre l’intimo segreto dei Castelli Romani: oltre trecentomila persone che ci abitano fanno i ristoratori! Uno spettacolo incredibile!

 

 

Infatti, nei sedici paesi dei Castelli ci sono solo locali, migliaia di locali, sempre più piccoli, uno accanto all’altro, quasi tutti grandi un metro per un metro, con un tavolino solo. Qua tutti cucinano. I neonati, appena imparano a gattonare, debbono servire a tavola. E’ questo il segreto del turismo di nicchia. Ai giovani si insegna che non serve studiare, è tempo perso. E infatti il lavoro non manca: bisogna solo imparare a friggere, perché il futuro dei Castelli è friggere, friggere e ancora friggere.

Poi finalmente si va ad Alba Longa. Bisogna prima salire il Monte Albano. Quando il Pullman si ferma sono tutti eccitati. La guida indica un punto qualsiasi tra il monte e il lago di Castel Gandolfo ed esclama: ecco Alba Longa! Qualcuno piange di gioia, altri pregano tremando per la grande emozione. “Qui è nata la civiltà latina” spiega, poi attacca con la reggia dei Silvii che regnarono per quindici generazioni, con Numitore e Amulio, Rea Silvia che si accoppia con Marte, i gemelli da uccidere e il servo con la cesta che va ad annegarli a Roma. La gente è come pietrificata dalla commozione quando la guida spiega che Alba Longa è solo una leggenda e che la reggia non è mai esistita. Adesso però bisogna salire ancora, bisogna raggiungere il cuore della civiltà latina: il tempio di Giove Laziale, il dio del Lazio e di tutti i Latini, la divinità più importante di tutte. Mentre si sale col pullman, la guida racconta la storia delle antenne abusive di Berlusconi su Monte Cavo. E quando spiega che proprio lui, l’ex Presidente del Consiglio, è l’unico abusivo – autorizzato al mondo, scende un silenzio religioso che prelude rispettosamente alla sacralità del luogo.

Ed ecco il Santuario federale dei Latini! Centinaia di antenne, migliaia di tiranti, cavi, box e centrali elettriche accolgono festosamente i turisti. “Là sotto c’è il tempio” spiega la guida “nessuno l’ha mai visto finora” aggiunge “e voi siete fortunati a non vederlo, non capita tutti i giorni un’ottima visibilità come oggi”. Poi racconta delle varie campagne di scavo eseguite dai migliori archeologi specializzati nel non trovare quasi nulla. Quando attacca con le ferie latine nessuno lo sta a sentire. Troppe emozioni. E poi, tutti a farsi un selfie con le antenne di Berlusconi.

 

 

Il terzo giorno tutti piangono. Bisogna ripartire, che tristezza! Appena il tempo per non vedere mille altre cose: il Museo Nazionale dell’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata, la villa romana sottostante, le catacombe di ad Decimum e quelle di San Senatore ad Albano, l’anfiteatro di Albano, il barco Borghese, ecc. ecc. ecc. I turisti porteranno con sè dei ricordi straordinari dei  monumenti albani normalmente chiusi al pubblico che non hanno mai visto perché si possono visitare solo su prenotazione o che si aprono nei fine settimana. Prima del viaggio di ritorno, l’ultimo regalo a chi chiede di vedere finalmente i castelli dei Castelli Romani. Quando gli si dice che non esistono nella realtà, tranne qualche rudere che ovviamente non si può visitare, e che forse, per Castelli Romani, si intende solo un modo di dire medioevale, i turisti si commuovono e fanno ritorno a casa felici, ma con gli occhi lucidi. 

 

 

 

 

 

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