OPINIONI

MONTE CAVO: SALVIAMO IL SOLDATO CRESTINI

IL CASO:

ROCCA DI PAPA E LE ANTENNE DA DEMOLIRE

 (di Mezio Fufezio)

“L’idea che i quindici sindaci dei Castelli Romani possano decidere di intervenire tutti assieme e venire in aiuto al povero Comune di Rocca di Papa è pura fantascienza. Il fatto non li riguarda e, poi, non bisogna mai andare contro la Storia.”  

 

CIVIS ALBANUS PASCENS

 

 

I FATTI: nel 2003 il sindaco di Rocca di Papa, Carlo Umberto Ponzo, emette una storica Ordinanza di sgombero e demolizione dei 33 tralicci e rispettive pertinenze (44 box), tutti rigorosamente abusivi, presenti sulla vetta di Monte Cavo. Qualche settimana fa, il Consiglio di Stato, nel respingere il ricorso di alcune emittenti, pronuncia un’altrettanto storica Sentenza: ora centinaia di ripetitori abusivi – in bella vista su Monte Cavo, oppure nascosti dovunque, in ogni bosco rocchigiano, anfratto, o, addirittura, inginocchiati presso il santuario della Madonna del Tufo – dovrebbero essere demoliti.

 

E’ GIUNTA L’ORA. Nel codice genetico dei rocchigiani c’è scritto chiaramente che debbono prendere calci nel sedere. Anzi, nel loro DNA c’è anche impresso specificatamente quando e come. Tutto è cominciato nel 1425, con papa Martino V (Oddone Colonna). Da allora, ai neonati di Casa Colonna è stato subito insegnato come prendere a calci nel sedere i rocchigiani. Per questo lo hanno sempre fatto alla perfezione, sistematicamente, per secoli, a scadenza fissa, ogni volta che i sudditi rivendicavano i loro diritti atavici sui boschi, da cui dipendeva totalmente la loro sopravvivenza. Fino a quando, dopo secoli di angherie, di disperazione e miseria, la loro rabbia contro il potere esplose. E il primo maggio del 1855 proclamarono addirittura la Repubblica di Rocca di Papa, che durò appena un giorno: quel tanto che basta per far divertire talmente tanto gli Innominati del tempo che non trovarono nemmeno la forza di appioppare il solito calcio nel sedere ai rozzi villici rocchigiani che avevano osato ribellarsi. I quali ne ricevettero moltissimi altri, per decenni ancora, perché i Colonna vendettero Monte Cavo agli inizi del ‘900 ai nuovi padroni assieme alle istruzioni su come tirare calci agli indigeni. Cosa che hanno fatto alla perfezione fino al 15 maggio 2017, data della miracolosa sentenza del Consiglio di Stato: che per la prima volta, dopo quasi seicento anni, autorizza i rocchigiani a prendere gli Innominati a calci nel sedere. E ora, mentre i rocchigiani inferociti – aizzati dalle forze politiche di opposizione e dalla stampa locale – urlano al sindaco di iniziare immediatamente le demolizioni e di sterminare gli ultimi avamposti del secolare nemico, questo polverone comincia a prendere forma, la solita forma, iscritta nel DNA dei rocchigiani: è giunta l’ora! E’ giunta l’ora del solito calcio nel sedere…. 

 

 

MARIA DE FILIPPI. Tutti sappiamo come andrebbe a finire se, una volta spenti i ripetitori, i romani non potessero vedere, fosse anche per un solo giorno, “Uomini e Donne” o “C’è posta per te”. Meglio non pensarci e, piuttosto, riflettere su un altro fatto, perché stavolta forse c’è di peggio nell’aria, molto peggio. Infatti, viene del tutto ignorato un dato assai inquietante e sinistro, sfuggito a tutti: il silenzio delle centinaia di soggetti interessati allo sgombero. Fatta eccezione per le piccole emittenti – che sicuramente cominceranno a chiedersi preoccupati che fine faranno i loro posti di lavoro – diventa addirittura assordante il silenzio degli “Innominati”, dei potenti che per anni hanno tratto un enorme vantaggio dalla devastazione di Monte Cavo, calpestando un’infinita serie di vincoli gravanti sulla vetta, pazientemente elencati nell’ordinanza comunale di sgombero del 2003. A ben vedere, per decenni, molte istituzioni hanno distrattamente girato la testa dall’altra parte, fingendo di non vedere lo squallido spettacolo di un intero territorio collinare tra i più ameni e ricchi di storia del Lazio disseminato di tralicci metallici che ogni giorno spuntavano come funghi. Insomma: Innominati e istituzioni, direttamente interessate alla questione, tacciono. E la domanda più ovvia che ci dobbiamo fare è la seguente: che cosa c’è dietro questo silenzio? 

 

 

IL CALCIO NEL SEDERE. Tutto è pronto per lo storico calcio nel sedere: è già scritto nella Storia, quella vera. Quella con le chiappe maiuscole. E che fine farà il soldato Crestini? La Storia ha già pensato anche a lui: verrà linciato, qualunque cosa avrà deciso di fare (mettersi contro gli antennari o accordarsi con loro). Alla fine patirà il peggior supplizio di sempre, esattamente come quello che fu riservato al più grande traditore albano della storia: smembrato in quattro parti da altrettanti cavalli che tiravano in direzione opposta. Per il supplizio del soldato Crestini stanno già arrivando le bestie rocchiggiane. Ci sono cavalli da tiro che vogliono sterminare gli antennari, quelli pezzati (o pezzenti, colle pezze al culo) che invece vogliono accordarsi con loro per un pugno di bruscolini, altri che trottano solo per la propria scuderia politica, ed infine i cavalli più stupidi: quelli che hanno capito tutto da un pezzo. 
E gli Innominati? Quelli aspettano. Aspettano il cadavere. Come tutte le jene.

 

 

 

300.000 Abitanti dei Castelli Romani, un enorme gregge di pecore che non sa nulla di ciò che sta accadendo. Se ne stanno docili, nei sedici stazzi, tanti sono i paesi dei Castelli Romani, pascolando tranquillamente le stupidaggini quotidiane che vengono loro propinate dalla stampa locale, purtroppo condannata a raccontare tutti i santi giorni, con dovizia di particolari, le sciocchezze raccattate per strada dalla bocca degli anziani seduti al bar del Corso o quelle delle Sorelle Materassi affacciate alle finestre; oppure, peggio ancora, le banalità dei Sindaci – pastori e quelle delle rispettive liste civiche, sempre più squalificate ed inutili, dove annega e muore la vita politica e il futuro dei Castelli Romani. 
Mentre brucano, gli ovini non sono tenuti a sapere ciò che avviene fuori degli stazzi, perché è così che funziona da sempre. Quanto alle antenne puntate su di loro, forse fanno venire il cancro, ma i castellani sono convinti che tanto il cancro se lo prendono solo gli altri, quelli più sfigati di loro. Non possono sapere che da Monte Cavo si può ammirare, da mille metri d’altezza e a 360 gradi, il più maestoso e incredibile panorama del Lazio. E nessuno ha spiegato loro che Monte Cavo potrebbe ridiventare una terrazza panoramica, il tetto su Roma e sul mondo circostante (che negli anni ’30 esisteva veramente!) e che potrebbe diventare in futuro il principale richiamo turistico dei Castelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

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