MONTE PORZIO CATONE

Archeologia sperimentale – Conosciamo Pino Pulitani

Photo: Shutterstock

 

 

La collaborazione di Pino Pulitani con l’Osservatorio non poteva iniziare senza una breve presentazione. E’ quasi impossibile riassumere in poche righe i termini del suo decennale contributo scientifico a livello nazionale e la sua grande esperienza. Per ora, accontentiamoci di sapere che cosa si intende per Archeologia Sperimentale.

 

 

L’archeologia sperimentale non è affatto, come comunemente si crede, una disciplina a sé stante, tesa a ricostruire artificialmente ogni aspetto dell’antichità. Infatti, in molti casi, la ricerca sperimentale affianca sistematicamente il lavoro degli studiosi, in particolare quello dell’archeologo, in tutte le fasi in cui si esprime la sua attività, dallo scavo, al restauro, allo studio. In corso di scavo infatti si incontrano spesso situazioni complesse, quando ad esempio si mettono in luce aree di lavorazione della ceramica (botteghe o fornaci ) così come officine metallurgiche, oppure botteghe in cui hanno operato contemporaneamente più  artigiani (per la fabbricazioni dei carri ad esempio, dove sono attivi specialisti nella lavorazione del legno, del ferro, del bronzo e del cuoio). Inoltre, il problema diventa assai complesso perché investe più millenni, nei quali la tecnologia cambia radicalmente nel corso dei secoli non solo a livello diacronico, ma anche sincronico, dal momento che esistono sostanziali differenze tecnologiche tra gruppi coevi geograficamente distinti.

L’archeologia sperimentale annovera vari specialisti. Tra questi Pino Pulitani eccelle in particolare nella conoscenza della ceramica e dei metalli. Abilissimo al tornio, conosce tutti i segreti delle varie classi ceramiche, dalla preistoria al medioevo. Questo implica a priori una ricerca sistematica ed un elevatissimo livello di conoscenza. A cominciare dallo studio specifico che inizia con la ricerca delle località in cui trovare le argille, che spesso hanno dato luogo a produzioni di vasellame tipiche di una regione. In età romana, il caso della ceramica sigillata aretina è emblematico.

 

       

     

 

In questo caso si rende necessario anche uno studio parallelo, quello degli stampi delle decorazioni a rilievo eseguite in serie, una produzione che oggi definiremo” a livello industriale”, per accontentare una committenza estesa in tutto il mondo romano.
Com’è noto, il vasellame è un indicatore cronologico molto importante, e ciò vale per tutte le epoche. Ma l’esame delle forme e delle argille va ben oltre questo aspetto, poiché la tipologia vascolare fornisce anche una serie di preziose informazioni in merito ai centri di produzione, alla circolazione e diffusione e quindi dei contatti tra gruppi diversi, solo per fare alcuni esempi.
A questi aspetti si aggiungono numerosi dati desumibili dalle fornaci e dagli studi sui sistemi di cottura, che rivelano, per tutte le epoche, altri aspetti significativi. Si pensi al bucchero per fare un esempio; creduto per molto tempo di produzione etrusca, si è scoperto che – fatta eccezione per una breve importazione locale – è stato prodotto da botteghe laziali già a partire dal primo quarto del VII sec. a.C.

 

 

 

Le medesime argomentazioni addotte per la ceramica valgono per la produzione metallurgica. Anche in questo caso i diversi tipi di lavorazione, in particolare del rame prima e del bronzo e ferro poi, impongono una serie di ricerche che partono dalle miniere che fornivano le materie prime per arrivare a tutte le fasi di lavorazione. Tecniche come quella della fusione o della semplice lavorazione delle lamine hanno dato luogo, nel corso dei secoli, ad una enorme produzione metallurgica assai articolata, impossibile da riassumere in poche righe. Così come per la ceramica, la produzione e circolazione di manufatti in bronzo investiva vari settori legati al commercio. In aggiunta, per molto tempo i metalli hanno comportato anche diverse forme di accumulo e tesaurizzazione, fino ad interessare direttamente la produzione monetale.
Infine, inutile aggiungere che esiste un grande interesse per argomenti molto importanti collegati alla metallurgia, come quello degli artigiani vaganti in età antica, fino alla distribuzione delle officine, della loro attività, posizione sociale, ecc.

 

 

 

 

 

 

La collaborazione di Pino Pulitani con l’Osservatorio non poteva iniziare senza una breve presentazione. E’ quasi impossibile riassumere in poche righe i termini del suo decennale contributo scientifico a livello nazionale e la sua grande esperienza. Per ora, accontentiamoci di sapere che cosa si intende per Archeologia Sperimentale.

 

 

L’archeologia sperimentale non è affatto, come comunemente si crede, una disciplina a sé stante, tesa a ricostruire artificialmente ogni aspetto dell’antichità. Infatti, in molti casi, la ricerca sperimentale affianca sistematicamente il lavoro degli studiosi, in particolare quello dell’archeologo, in tutte le fasi in cui si esprime la sua attività, dallo scavo, al restauro, allo studio. In corso di scavo infatti si incontrano spesso situazioni complesse, quando ad esempio si mettono in luce aree di lavorazione della ceramica (botteghe o fornaci ) così come officine metallurgiche, oppure botteghe in cui hanno operato contemporaneamente più  artigiani (per la fabbricazioni dei carri ad esempio, dove sono attivi specialisti nella lavorazione del legno, del ferro, del bronzo e del cuoio). Inoltre, il problema diventa assai complesso perché investe più millenni, nei quali la tecnologia cambia radicalmente nel corso dei secoli non solo a livello diacronico, ma anche sincronico, dal momento che esistono sostanziali differenze tecnologiche tra gruppi coevi geograficamente distinti.

L’archeologia sperimentale annovera vari specialisti. Tra questi Pino Pulitani eccelle in particolare nella conoscenza della ceramica e dei metalli. Abilissimo al tornio, conosce tutti i segreti delle varie classi ceramiche, dalla preistoria al medioevo. Questo implica a priori una ricerca sistematica ed un elevatissimo livello di conoscenza. A cominciare dallo studio specifico che inizia con la ricerca delle località in cui trovare le argille, che spesso hanno dato luogo a produzioni di vasellame tipiche di una regione. In età romana, il caso della ceramica sigillata aretina è emblematico.

 

       

     

 

In questo caso si rende necessario anche uno studio parallelo, quello degli stampi delle decorazioni a rilievo eseguite in serie, una produzione che oggi definiremo” a livello industriale”, per accontentare una committenza estesa in tutto il mondo romano.
Com’è noto, il vasellame è un indicatore cronologico molto importante, e ciò vale per tutte le epoche. Ma l’esame delle forme e delle argille va ben oltre questo aspetto, poiché la tipologia vascolare fornisce anche una serie di preziose informazioni in merito ai centri di produzione, alla circolazione e diffusione e quindi dei contatti tra gruppi diversi, solo per fare alcuni esempi.
A questi aspetti si aggiungono numerosi dati desumibili dalle fornaci e dagli studi sui sistemi di cottura, che rivelano, per tutte le epoche, altri aspetti significativi. Si pensi al bucchero per fare un esempio; creduto per molto tempo di produzione etrusca, si è scoperto che – fatta eccezione per una breve importazione locale – è stato prodotto da botteghe laziali già a partire dal primo quarto del VII sec. a.C.

 

 

 

Le medesime argomentazioni addotte per la ceramica valgono per la produzione metallurgica. Anche in questo caso i diversi tipi di lavorazione, in particolare del rame prima e del bronzo e ferro poi, impongono una serie di ricerche che partono dalle miniere che fornivano le materie prime per arrivare a tutte le fasi di lavorazione. Tecniche come quella della fusione o della semplice lavorazione delle lamine hanno dato luogo, nel corso dei secoli, ad una enorme produzione metallurgica assai articolata, impossibile da riassumere in poche righe. Così come per la ceramica, la produzione e circolazione di manufatti in bronzo investiva vari settori legati al commercio. In aggiunta, per molto tempo i metalli hanno comportato anche diverse forme di accumulo e tesaurizzazione, fino ad interessare direttamente la produzione monetale.
Infine, inutile aggiungere che esiste un grande interesse per argomenti molto importanti collegati alla metallurgia, come quello degli artigiani vaganti in età antica, fino alla distribuzione delle officine, della loro attività, posizione sociale, ecc.

 

 

 

 

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