ARCHEOLOGIA

COLONNA. Necropoli protostorica di S. Quintino

Photo: Shutterstock

 

 

Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (ora Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale)

 

(Riproponiamo la scheda della Direzione Generale Archeologia – MiBACT) 

(di Micaela Angle)

 

Gli scavi nella zona di Pian Quintino hanno interessato attualmente un’area di circa 8500 mq. 

Durante le ricerche, limitate ai lotti destinati all’edilizia ed ai servizi, è stata messa in luce un’ampia porzione di una delle necropoli dell’età del Ferro che faceva riferimento all’insediamento protostorico; fino ad oggi, sono state rinvenute circa 170 tombe (fig. 2) di diversa cronologia (dagli inizi dell’età del Ferro fino al periodo arcaico- repubblicano e imperiale) e tipologia strutturale.

 

 

La necropoli appare divisa in due grandi settori, separati tra loro dalla via Labicana, che potrebbe ricalcare una precedente percorrenza ai margini della quale era collocata l’area funeraria (fig. 3).

 

Del gruppo che si trova a monte della via Labicana fanno parte 122 tombe ad inumazione in fossa attribuibili all’orientalizzante medio ed avanzato; sei tombe in pozzetto, riferibili all’orientalizzante medio, una sepoltura in cassone monolitico, deposto in una pseudocamera con piccolo dromos di accesso a gradini; una sepoltura del tipo a cappuccina; un mausoleo con sarcofago in marmo (II-III sec. d.C.). Un secondo nucleo è costituito da 32 sepolture fra cui tre incinerazioni in pozzetto ellissoidale (fig. 4).

 

 

 

Nel gruppo di sepolture si individuano venti tombe ad inumazione in fossa, attribuibili alle diverse fasi dell’orientalizzante; un piccolo tumulo in pietrame che comprendeva tre inumazioni databili dalla fase IIB alla fase III; quattro sepolture databili al IV sec. a.C.; una deposizione in cista litica; una sepoltura arcaica con tegole ed arcosolio.  
Le tre tombe ad incinerazione di questo secondo nucleo, di seguito descritte, si collocano nel settore centrale dell’area.
La tomba XLII. La sepoltura XLII (figg. 5, 6) è contenuta in un pozzetto, con base ellissoidale, orientato in direzione NNE-SSO.

 

 

Il riempimento era costituito essenzialmente da terra mista a pietre di medie e grandi dimensioni, disposte caoticamente. All’interno del riempimento furono rinvenuti frammenti ceramici di impasto bruno-rossiccio, probabilmente appartenenti ad uno stesso vaso di grandi dimensioni, non ricostruibile. La fossa aveva pareti leggermente rastremate verso il fondo, la profondità conservata era di circa 1 m, il pozzetto si presentava foderato di pietrame basaltico nella parte inferiore della fossa. Alla base della fossa, all’estremità SW, era collocata un’olla globulare, contenente le ceneri, e chiusa dal suo coperchio, posizionato capovolto sulla bocca del cinerario; a lato era il corredo vascolare miniaturizzato. Questo era composto da: un orciolo di forma globulare chiuso con una ciotolina troncoconica, anche questa posta con la base sulla bocca dell’orciolo, un bicchiere capovolto; infine, all’estremità opposta, due ollette a rete, di cui una ricaduta su una scodellina troncoconica (figg. 7-10).

   

 

                                                                           

 

Non è stata riconosciuta la presenza di terra di rogo all’interno del riempimento della struttura funeraria. Il corredo vascolare si è ben conservato, risultando quasi integro; ad una prima osservazione autoptica gli impasti che compongono i diversi oggetti sembrano simili; anche la manifattura presenta caratteristiche analoghe, soprattutto la tecnica esecutiva ed i motivi della decorazione scelta, confermando la produzione unitaria del contesto.
La tomba XLIII. La sepoltura era contenuta in una struttura a pozzetto, di forma ellissoidale, orientato in direzione NW-SE (figg. 5, 11).

 

 

La copertura era realizzata con pietre di medie e grandi dimensioni, frammiste a terra. Durante lo scavo per la rimozione della copertura, si rinvenne una grande pietra triangolare con la punta rivolta in basso, forse un segnacolo scivolato all’interno della fossa. Della fossa si conserva un alzato di circa un metro a partire dalla copertura in pietrame, conservato dal piano di frequentazione individuato. La deposizione era costituita da un’urna cineraria, a forma di capanna (figg. 13, 14), posta a NW del pozzetto, il corredo miniaturistico era composto da due ollette con cordone a tacche, poste davanti al portello dell’urna; una brocca biconica, posta al centro della fossa, al di sotto del quale erano una ciotolina troncoconica ed una emisferica.

  

A Sud, allineate, erano un’anforetta globulare, una ciotolina troncoconica, ed un boccaletto con ansa a nastro (figg. 12, 15).

 

                                                   

 

Anche in questo caso il corredo vascolare sembra prodotto unitariamente, come è possibile constatare dall’osservazione dell’impasto, della cottura, delle tecniche di modellazione e delle peculiarità della decorazione plastica. Da questa uniformità si distacca l’urna a capanna, che presenta caratteristiche strutturali accuratamente riprodotte e, forse, una cottura distinta rispetto il restante vasellame.

 

 

Bibliografia / Cartografia

  • ANGLE M. – ROLFO M.F. – BOZZATO S. – MENGARELLI C. 2005: “Colonna and its territory in protohistoric times”, in ATTEMA P. – NIJBOER A. – ZIFFERERO A. (eds.), Communities and Settlements from the Neolithic to the Early Medieval Period, Papers in Italian Archaeology, VI, (Proceedings of the 6th Conference of Italian Archaeology), BAR International Series n. 1452 (II), 689-698.

ANGLE M. – CERINO P. – MANCINI D. – ROLFO M. F. 2007: “Neve aurum addito: la necropoli della Chimera a Pian Quintino (Colonna, RM), Lazio & Sabina 4, 169-180.

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